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Parole Sparse - cinque

Categoria: libri Pubblicato: Martedì, 18 Agosto 2009


E si affaccia il governo dell'anno ed è inizio del terzo millennio. Tutto affiora fitto fitto con corazza di frutto ancora acerbo e quel piccolo principe goloso si affretta.

Consapevole, si interroga e dice...

Facile è leggere il cielo se trascorso da uccelli via via colorati dal bianco e dal nero. Meno facile è interpretarne il volo. Facile è cogliere e rubare parole come frutti maturi. Difficilissimo è decidere se volere o chiedere. Conosco l'unico artefice del mio destino ? ”

Ancora una volta la gerarchia dei valori visivi hanno preso il sopravvento, i pensieri che segnano l'anno non hanno più avvicendamenti. Il piccolo principe vuole disperatamente amare la sua donna e volgendosi al freddo cielo di marzo vede...

 

 

trascorsi

 

 

Uccelli migranti

veloci

filastrocche d'ali

su trascorsi battenti

di destini segnati

magari sognati


desiderio dolce

di richiesta

di pace e...

di donna.

 

 

sestante

 

 

La mia anima

appare;

m'affiora

alla mente

gorgoglia.

E' segno d'arco,

ammiccato,

spazio di mente

colmato,

approdo fiorito.

E' compasso

dai tratti

incurvati;

e sono bianche,

fresche gambe

d' oceani,

e di sole.

Infinito,

sognato,

levigato

è lo spazio,

e corrono dita

e segnano albe

e rincorrono

i tocchi

e cercano mani

e fermano

i passi.

Già

fievole nube,

ora,

è nube di sete

e il sestante

è puntato.

Si rincorrono

i passi,

saltellano i tocchi

su umide

labbra di mare.

Ora, deboli

sussulti di sete,

Ora, forti

richiami.

Ora, ancora

più forti,

risalgono sicuri,

s’ accendono,

scuotono,

come esplosivi

alti vulcani.


Ora sono galassie lontane.

Il Sestante è puntato

e...vorresti tornare.

 

 

E vede, nel tempo, creature malvagie simili a Gorgoni che con gli occhi degli altri pietrificano le sue difese, e , come in un'antica saga irlandese quattro uomini sollevano le altrui palpebre, e , come con cieca fortuna si distribuiscono i doni.

 

Francesco Pasca acrilico su tela occhi

 

E vede, infine, la sua linfa chiara che appare al pari della conoscenza e per incanto la ragione appare ai suo occhi, come...


occhi

 

 

Primavere

sospese nel tempo

come iridi di pesco

bagnate di fresca rugiada.


Ovali perfetti

segni dell'anima

come virgole dolci

al cielo rivolte.


Archi sottili

volte di cielo

come fondali

di Spiagge sognate.


Cristalli di mare

luoghi infiniti

come calde lacrime

oggi segnate.

 

 

Francesco Pasca –acrilico- egoestetico


Oggi è nella sua casa, centro vitale di uomo divenuto stanziale, orientamento cosmico, dimora fissa e permanente, punto di incontro di feste e riti comuni, monumento di alleanze. Lui stesso è la casa è donna e madre è rito sessuale, sogno ordinato, e scrive di...


Pietra rozza

 

 

È rozza la mia casa

e come roccia di cielo

consacrata a tempio

è immobile,

infissa saldamente,

e come Menhir

è ricordo

di simbolo fallico

della mia esistenza.

È Roccia di cielo

sibilo mattutino ed

estivo, caduto

da Fosforo,

soglia diurna,

voluta dalla Bilancia,

soglia notturna,

voluta dal Toro.

È dolce,

è sensuale e materna

e come piccolo benefattore

con ali di seta

costringe all'amore.

È luogo d'incontro

è logica idea di

madre e antenata.


Del nodo di Gordio

È tagliente vento del Nord.

 

 

 

Francesco Pasca –acrilico- Metropolis


a cena (in casa di amici)

 

 

Occhi golosi,

nascosti,

furtivi.

Foglie danzanti,

mani impazienti

per cibi fumanti;

ricamati ricordi,

ribollenti, scottanti.


Soste allegre

su stoffa piegata,

Amici chiassosi,

voglia

appena bagnata.


Sguardi pensosi

e affanni

lasciati,


cristalli di sale

dal mare creati.


Umori preziosi,

le ore , bandite;

ora cercate,

disposte,

scandite.


Danzano i gusti,

i ferri, incrociati,

sono segnati

da gesti

impacciati.


La tavola è vuota

ne vedo

la fine,

restano voglie...

Solo, genuine.

 

 

Massimo Pasca - disegno su carta pianto 2

 

Massimo Pasca -acrilico- pietà

 

e, come il caos cacciato dalla luce ecco ricacciare la morte nell'oscurità originaria, nei confini della conoscenza immediata dove il Principio ostile ma presente è anche Principio complementare e come per un dio tutti esultano per quanto è stato prodigo il suo tempo.

E scrive di un vestito di luce regalato dal Giudice della Verità.

Quel “piccolo principe” di cui parlo ha voluto essere buono, ha tentato di riscattare le sue angosce, continua a servirsi di colori, di suoni, di poesie come ballate in boschi pietrificati dove logica, senso e non senso sono la sua linfa vitale. Ma…

Non più

 

 

Fonti antiche

solcano;

accendono

il primo

dei pianti.

Mani tese,

cercano,

succhiano,

spremono

rosoni di miele.

Membra

indifese.

Vitali speranze,

vagiti,

sorrisi.

Son fili

esili e tesi

di ragno

ed Il cielo

li strappa.

Non più.

Son nulle

speranze,

già accese,

spezzate.

Triste

ma dolce

è il passato;

ora s‘attende

che scorra.

E Fonti Antiche

solcano;


è attesa

di ritornargli vicino.

 

 

11 settembre acrilico Massimo Pasca

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