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ipocrisia

Categoria: racconti Pubblicato: Giovedì, 17 Febbraio 2011

Fate voi!

di Francesco Pasca

 

Chi assiste al teatrino della politica in questi giorni, non so esattamente cosa pensi, i sondaggi propinati sono deludenti non per il non riconoscerli, ma per l’assurdo che dichiarano. Le contraddizioni evidenti di chi risponde (mi piacerebbe conoscere meglio chi è che risponde) lasciano supporre una massa grigia e fumosa senza contorno. Il problema come evidente non è solo di chi ci crede o non crede. Il tentativo di una risposta è breve come il suo percorso. Occorre, appena appena, inoltrarsi in quel magma. Tre, grossomodo, le riconoscibilità certe: i confezionatori dei sondaggi, chi ordina di effettuarli, chi li gestisce o subisce con l’attenta lettura. In quest’ultima trance ci siamo anche noi. Sorge il dubbio, e, se tale è, il dubbio non è certezza di verità. Da qui, non solo non è nell’attribuzione di un dubbio, ma non lo è, né nella mia costruzione, nè potrebbe nascondersi o esserlo nella certezza di verità da parte di altri.

Se tanto mi dà tanto ecco a produrmi nell’ennesimo rovello.

Volendo ridurre il concetto in breve, l'ipocrisia è l’atto di una contraddizione. Quel che la genera e la sostanzia è da verificare perché s’adegua alla sempre circostanza. Un bravo maestro, per allontanare da sé il dubbio di un’ipocrisia può dirci: "ascoltate quello che dico, ma non guardate a quello che faccio". É, in questa dichiarazione, il trovarsi nell’esistere in questa pratica del dire e del fare con la non ipocrisia è avvertire il bilico con e nella modestia. Comunque, trovarsi sempre in quella contraddizione. Questo avviene, e, da questa affermazione scaturisce. Dar luogo al contempo e, senza far trapelare vanto alcuno, all'ipocrisia si diviene con la più sofisticata delle sostituzioni, quella di una sottilissima e nascosta affabulazione dimenticando che ne è comunque sottintesa e che può anche accadere che altri l’avvertano.

Persino il poeta che canta lodi della bontà e dell'amore può cadervi nell’intenzione, sebbene a lui remota, scatenare cioè, con l'altrui ammirazione quel sottile distinguo che si chiama dissimulazione di un’ipocrisia. Simulare virtù o sentimenti che non hanno attinenza con la realtà e che porta ad ingannare, a lusingare, è l’arte più raffinata dell’ipocrita. Il dubbio in me è che, dal momento che ne scrivo, possa anch’io essere caduto nell’ipocrisia e che mi si accomuni a quanti scrivono sui “muri”:  "Io odio i falsi ", "Io odio le ipocrisie", “io odio le simulazioni”. La più qualunquista delle affermazioni, di questi tempi, mi pare quella fatta per far diventare una categoria generale, un mare magnum, un canale di scolo di parole che tentano di differenziarsi con quest’abile arte. Quando qualcuno ci delude, il soccorso è: "rinuncio a comprendere, ma devo subire, devo essere e divenire, il mio un po’ dopo, deve cioè essere il fotogramma che si verifica come un evento clamoroso. In breve, gli racconto anch’io la mia contraddizione". La non rinuncia imprevista ferisce e fiorisce nella menzogna. Quando, insomma, il comportamento e i sentimenti sfuggono alla comprensione, allora la si chiama anche ipocrisia consapevole e ne indica l'incoerenza voluta tra parole dette e valori semantici enunciati, spesso tacitamente mai esplicitamente.

L’idea espressa come ho annunciato, è contraddittoria, ed ecco che, a proiettarla, a sostituirla con un falso che finge, è il dimenticare consapevole che nell’antica Grecia l’Ypokrites era l’Attore. Pertanto, quella drammaturgia così grossolana è spesso il risultato di profondi moti interiori. Ma, vi è una colpa nell’ipocrisia? Potrebbe esserlo se a considerarla è l’ombra  che  fa  parte  di noi o che è, diventa cosa che la necessita, come manifestazione negativa opportuna o quando tentiamo di eliminarla come scoria,  ma  che  comunque lasciamo in attesa di farla diventare improvvisa manifestazione e causa del distruggere la nostra stessa morale.

L’auto inganno ecco prevalere in un parametro altrettanto contraddittorio, in modestia.

L’altro convenzionale modo  dichiarato di un anticorpo capace di scatenare l’ipocrisia è l’orgoglio, così come dichiarava Giovanni Papini. Ma, cosa sarà mai la modestia nell’ipocrita se non una falsa modestia. Ora facciamo le pulci sulla parola. Come possiamo dichiarare che è falsa, quando per il gioco delle antinomie potrebbe essere anche essere vera e appartenere ad una forma raffinata di vanità di nostra verità? O trovarsi in un’altra menzogna abilmente camuffata da entrambi? Per Aristotele, la modestia assomiglia più ad una sofferenza che non ad una qualità, e che, quella sofferenza, se considerata modestia sincera, è il suicidio della stessa parola e del suo fare. Anche Jan Jacques Rousseau affermava che la modestia comincia con la conoscenza del proprio male. Per tornare al sottile distinguo, George Bernard Shaw la cui visione è nella drammaturgia, ci ha consegnato: «L'ipocrisia è l'omaggio che la verità rende all'errore.»

Non so se questa affermazione gli rese quell’omaggio con l’assegnazione del premio Nobel nel 1925, con la seguente motivazione: «Per il suo lavoro intriso di idealismo ed umanità, la cui satira stimolante è spesso infusa di una poetica di singolare bellezza».  Suppongo fosse riferito alla sua eccezionale pratica drammaturgica. Lo fu sicuramente?! Sì!? No!? Boh! Ma, se fu omaggiato per la sua altalenante condizione politica, mi stupiscono le affermazioni di “George” se queste furono dettate dal ritenere necessità lo sterminio di persone inutili alla società come i pigri e gli invalidi. Mi lascia nel dubbio di un’ipocrisia l’appello lanciato ai chimici per sollecitarli all'invenzione di un gas pietoso, in grado di uccidere senza far soffrire gli inutili e gli invalidi. Dei due, chi più ipocrita e chi più vanitosamente sincero? Dei due fatti l’uno e, di quell’uno, la condizione psicologica che può essere dettata dall’individuo portato a giustificare il suo comportamento perché dovuto a cause ambientali a lui estranee. È, in buona sostanza, l’attribuire un’azione e renderla partecipe agli altri con un altrettanto omaggio così come in precedenza dichiarato: «L'ipocrisia è l'omaggio che la verità rende all'errore.»

Non ci resta che continuare ad essere ipocriti e, se volete, anche modesti?

Questo è l’errore da perseguire?

Oggi la differenza è su “in qualità di …” o “in veste di …”

Fate voi!

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