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ORO INCENSO MIRRA

Categoria: Uncategorised Pubblicato: Sabato, 24 Novembre 2012

A Natale 2012

non compro né ORO né INCENSO, ma in cambio avrò MIRRA.

(il mio presepe)

di Francesco Pasca

Per Natale costruisco il nuovo presepe con i miei pastori, con i miei viandanti colmi di doni ed intenti a presentarsi nella maniera migliore al bambinello.

Come sempre il mio presepio riesce ad affascinarmi e, nel farlo, mi tornano come sempre, alla mente, altre immagini.
Penso ai fuochi di città laboriose, a quelli dei paesini tranquilli toccati dal tremore di un alito di terra. Quest’anno di tremori ne ho ascoltati molti, ma, altre immagini mi dicono che, i terremoti possono essere anche finanziari, che arrivano da oltre atlantico come tsunami e vengono causati dai mutui subprime che, per effetto della mondializzazione dei mercati, propagano le loro comete in tutto il mondo, giungono anche in Italia e colpiscono tutti e non risparmiano nemmeno chi ha già tremato e continua a tremare.
Come ogni terremoto che si rispetti anche quest’ultimi portano lunghi sciami di precarietà, di licenziamenti, di cassa integrazione e disoccupazione, di famiglie in difficoltà.
Il cuore pulsante economico di un territorio, si svuota e si occupano posti per nuovi mendicanti e drop-out.
L’oro si vende e si compra, l'economia non si vende né si compra, la competitività non costa nulla e la globalizzazione “prospera” a spese di molti.
Nella difficoltà c’è sempre qualcuno che, con una “parola”, risolve.
Per Joseph Schumpeter  è sufficiente il concetto di “distruzione creatrice”.
La nuova economia diventa la meteora che impatta, distrugge e dà nuova vita. Pare  preceda ogni crisi e, la nuova cometa, diventa l’input delle imprese che dovrebbero segnare l’innovazione.
Dalla Ricostruzione (BO-OOO-OOMM!) vi sarà, attendono, il nuovo boom economico.

Intanto a Natale, personalmente e non solo io, non compro né posso vendere oro, non potrò incensare(regalare) alcuno, mi toccherà trafiggermi il capo di spine, di mirra.
A Natale c’è, comunque, chi compra oro ed incenso e regala mirra e non si taglia i privilegi né le rendite di posizione acquisite. A Natale non si vessano né i politici,  né i “professori” della pubblica amministrazione, dobbiamo essere buoni.

A Natale non si reclama il "politicamente corretto" con l’ipocrita questione nazionale.
« Ed egli allora li congedò. Ed interrogò i Magi, dicendo loro: “Che sogno avete visto circa il re che è nato?”

Dissero i Magi: “Abbiamo visto una stella grandissima, che brillava tra queste altre stelle e le oscurava, così che le stelle non si vedevano, e noi per questo abbiamo capito che un re era nato per Israele e siamo venuti ad adorarlo.”
I Magi se ne andarono. Ed ecco la stella che avevano visto in oriente li precedeva finché giunsero alla grotta, e si fermò in capo alla grotta. Ed i magi videro il bambino con sua madre Maria e trassero fuori della loro bisaccia dei doni: oro, incenso e mirra. »(dal Protovangelo di Giacomo, Cap XXI, par. 2 e 3, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi 1969)
E Allora, come Marco Polo, con il mio “il Milione” di “pensieri” anch’io seguii una stella nei cieli d’oriente e portai come dono delle offerte al divino bambino.
Quando giunsi a Betlemme, fui il primo, il secondo ed il terzo di quei tre Magi, guardai il volto del Piccolo e vidi me stesso.
Le mie, sue tre età, divennero la rappresentazione dell’oro che non comprai, dell’incenso che non usai e della mirra con la quale mi cinsi il capo.
Così, il già Cristo venne identificato nel tempo tridimensionale del dicembre 2012 ed ebbi idea dell’Oro, il sentore di un Incenso e le spine di un albero di Mirra.
Nell’addì di questo tempo il potere materiale dell’oro l’ho contrapposto all’incenso ed entrambi, a sua volta, li ho subordinati ed accettati con la loro vera natura, al dolore.
È stato il chiaro omaggio alla mia, sua natura umana costruita con la pena di quelle spine.
Come ogni bambino, nell’inconsapevolezza di una divinità, ho accolto tutti e tre i doni e ho atteso.

Attenderò come ho già fatto per altre nascite, per mille e più anni, e, in questi anni, da uomo, tornerò a leggere più volte il brano di Matteo e attenderò i mille e i più maghi che si alterneranno alla mia grotta.
Vedrò i Melchiorre possessori dell’oro, i Baldassarre signori dell’incenso e i Gasparre portatori di spine, li troverò sempre lì schierati con i loro cammelli nel ripetersi del numero tre.
Parrebbe questo un sogno, un avvertimento o un nuovo inganno da attendere e, a questo punto, sorgerà spontanea una domanda: da dove provengono o proverranno ancora una volta, realmente, i Magi?
Nel Vangelo Matteo fa sapere che partirono dall’Oriente e che nel linguaggio biblico s’intende indicare le regioni ad est della Palestina come per esempio l’Arabia e la Persia.
In questo Natale 2012, è a quelle regioni che volgo lo sguardo e vedo le stelle cadenti, le comete intercettate ed altre ancora che portano oro, incenso e mirra, che uccidono il bimbo.
Volgo lo sguardo un po’ a Gaza e un po’ a Gerusalemme e baluginano boati contro un edificio nel centro della città. Sono trascorsi appena 8 giorni di comete e di uomini assediati, di cacciati ancora una volta, di schiacciati contro una Striscia di Terra. L’attuale bilancio è di 151 morti e 1100 feriti. Gli Erode hanno ordinato la nuova strage contro i re poveri di tutte le terre. I numeri occorrono per sommare sino a cinque e sono un padre, una madre e i suoi tre figli.
Non è solo Gaza ad esplodere nell’intimità di una famiglia è anche Tel Aviv con altre 15 persone, anch’esse a seguito di un’esplosione all’interno di un autobus.
Gli Erode, coloro che sostengono i Magi provengono dall’occidente, si basano sulla natura dei doni non ancora offerti e forniscono altro oro altro fumo d’incenso, altra mirra.
I dromedari alati di Madian, di Efa e di Saba fanno il resto sotto l’egida e con un nuovo significato di buona stella su cui il molto si è scritto e si continuerà a scrivere.
Mai buona nuova ha lasciato stelle e strisce di nuova potenza, né mai forza divina ha mai assunto l’apparenza di cometa per annunciare il ritorno dei Magi.
Mai fu offerta fatta di doni, né gioia per averli ricevuti.
Oro, incenso e mirra, è proprio questo, è lì il costume del donare e dell’apparato esteriore del non volere ricevere.
ANCORA UNA VOLTA si offre l’oro in omaggio e si spera di ricevere in cambio.

Si offre incenso per stordire i sacrifici cultuali delle offerte a un Dio che proviene dall’oro.
Si offre la pianta di mirra per martoriare le altrui carni e poi lenirle come si usa per purificare i defunti.
Tutto per esaltare la regalità di un bambino da uccidere e da stordire con l’incenso, per la sua falsa divinità.
Il martirio dell’albero di spine servirà per immolarsi per un nuovo sacerdozio: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
A Natale 2012 ho trovato ed adorato Colui che con tanta difficoltà ho cercato.
A Natale esco dalla storia ed entro nel culto per essere uno dei Magi che mai ebbe a tornare nel proprio paese, né ebbe a sostare nel paese che non potrà mai dirsi proprio.
A Natale, comunque, tornerò a veder la stella e aprirò il mio scrigno e da lì usciranno parole della stessa polvere con cui sono fatte le stelle: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggì in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo".
A Natale chiederò: Che sogno avete in regalo?
Ed in tre sognammo altre madri, altre famiglie che si vendevano l’oro che non possedevano, che custodivano il fumo dell’incenso ed attendevano l’uso della mirra.
A Natale da oriente anche da noi arriverà una stella e ora che scrivo ascolto che si è siglata un fragile pace e che nuovo incenso sta per spargersi fra coloro che dicono di averla cercata.

Il mio presepe l’ho appena terminato. Attenderò i Magi.

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