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Ho atteso...

Categoria: arte
Pubblicato: Giovedì, 22 Agosto 2019
Scritto da Super User

Ho atteso il domani

  di Rocco Aldo Corina

 

Eppur così non può essere, ma così è, forse. Nessuno si meravigli se, leggendo Francesco, penso a Turoldo. «Ieri un Vecchio segnato dal tempo ricorda di un/ giovane tempo che ha smarrito quel tempo». Così si esprime Francesco, non certo desiderando l’oscurità della triste sera. La passata giovinezza non gli permette infatti d’avvertir la quiete per quel tempo che purtroppo, ahimè, non c’è più.  E Turoldo? «Fa’ – dice – che la notte finisca» presto, basta con il «pianto che ora trasuda dai nostri rami gonfi d’allegri sogni soavi», «fammi piena la bocca di profumo». E il nuovo giorno ci sarà?

Per Ungaretti sì se per lui, «dopo tanta nebbia a una a una si svelano le stelle». Creatività – la sua – che porta di sicuro all’amor puro, che non certo disdegna i chiaroscuri lunari nell’amabile luce delle stelle.

Il fatto è, però, che «i labirinti non sono più lineari e svoltare sempre in una direzione può condurre a intersezioni e sovrapposizioni»[1] anche perché «non è facile seguire il filo di Arianna nel labirinto dei nostri giorni»[2] se pensiamo alle «pagine con segni minuti/ trovate nel nulla,/ speranze passate/ trovate sospese» di cui dice Francesco. Versi questi che, in un’atmosfera di vagante attesa, segnano la trama di un essere (quello del poeta) che inquieto in fondo non è, pur nella considerazione di una vita ogni giorno segnata da «Primavere sospese nel tempo» in un viavai di sorrisi inaspettati «nei trascorsi di stazioni lasciate», percorsi inariditi «su umide labbra di mare», «mani tese» in contrasto fra loro, descritte in maniera formidabile nell’entusiasmo di una forma a dir poco sublime per gli avvenenti e garbati effetti che, generati da un’anima a mo’ di preghiera, sembrano avvertir chiaramente gli affannosi assilli del mal vivere umano. Le abilità stilistiche – che di certo non mancano – fanno poi di Francesco un «architetto della parola» come Tina Cesari a buon ragione sostiene, tenendo anche conto dell’efficacia di un pensiero non certo privo di «nitide stelle» di cui dice l’Autore nel rifiuto dell’inerte bruma.

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Peccata

Categoria: arte
Pubblicato: Mercoledì, 13 Marzo 2019
Scritto da Super User

Peccata

Verba tollis et dat peccata mundi.

di Francesco Pasca

Quando venne il tempo della purificazione ... Andò al Tempio e disse: “Questo confesso. Senza pentimento.”

Perché appartiene alla Storia. Per la Storia sarà dono.

La Scrittura appartiene a chi legge.

Ogni Storia necessita di un Luogo e di un Tempo, di un Nonluogo e di un Nontempo, di un “… ponte sospeso nel vuoto più vuoto… che incertamente congiungeva le due sponde … che lasciava.”

Antonio Errico consegna ad Euripide il compito di far dettare Topos e Kairos con le: “tante sorprese”, non importa il numero, se dieci o più o meno, il certo è con il: “un dio apre la via. “ Dat actum et factum è invece l’annuncio di Eugenio Montale, in esergo, con la metafora del: (imprimere un senso alla vita.) “C’è chi sopravvive.” /So-prav-vì-ve-re/ non è il rimedio, non è l’accezione di un significato ma il superare con la luce, con il fuoco nascosto nella sua brace. Così, semplicemente, dimorando in un accorato romanzo, in 173 pagine.

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T'AMO(sulla carta)

Categoria: arte
Pubblicato: Lunedì, 25 Giugno 2018
Scritto da Super User

7×7 T’AMO sulla (carta)

 

di Alessandra Peluso

(da www.corrieresalentino.it)

Francesco Pasca come al solito si contraddistingue nella scrittura.

Ingegno, creatività, parole, immagini stupiscono anche questa volta. È sufficiente leggere “7×7 T’AMO sulla (carta)” per rendersi conto dell’evidenza di un’espressione artistica libera e concludente, non conclusiva; nulla infatti, si conclude per Pasca o si definisce: ogni opera è un nuovo inizio.

In “7×7 T’AMO sulla (carta)”, più due (sé)mi Pensieri e Un F (atto), edito da Il Raggio Verde Edizioni, rappresenta l’amore sulla carta, visivo e non, in preda all’immaginazione e alla realtà: “Penia” e “Poros”, “Endimione” e “Selene”, ma anche l’ozio, il riposo creativo del saggio.

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Voli sul Nilo

Categoria: arte
Pubblicato: Martedì, 11 Dicembre 2018
Scritto da Super User

“Voli sul Nilo”:

La nuova produzione dell’Artista Anna Frappampina 

di Francesco Pasca

Anna Frappampina continua la ricerca in una nuova unità di misura iconografica e, con i suoi dipinti, vuole condurci, farci volare con consapevole disincanto sui misteri delle civiltà dalla geometria complessa e non solo; parafrasando scritture cromatiche ed immagini, ricrea, per l’occasione, l’immaginario collettivo con innumerevoli texture, caleidoscopici intrecci costruiti in vicende associate ai sostantivi dei suoi segni, dei suoni e combinazioni in immagini, tante.

L’Artista vuole traslitterare secondo il sistema di evocazione pittorica dovuto alle celebrazioni dei nuovi Misteri, siano essi dettati dalla storia o da immaginari svelati dai miti. Dalla narrazione della grotta dei cervi in Badisco (Lecce) ne attinge gli archetipi per farne nuove visioni. Frappampina è visibilmente proiettata e ben corrisponde al delicato mondo femminile sia egizio che surreale cosmologico, così si è espressa, sin dal suo primo esordio in dipinti e oggetti d’arredo con la prima personale del 1990, quando lavorava nella città natale, a Taranto.

Alternativamente ed inestricabilmente è attualmente ben collegata e significata alle e dalle figure di divinità sino al culto cosmogonico e funerario.

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il Varco Singlottico

Categoria: arte
Pubblicato: Lunedì, 30 Aprile 2018
Scritto da Super User

RIFLESSIONI AL VARCO DI UN CANCELLO

di Marilena Cataldini

 

Il cancello, ovvero: Ed(essa) è altrove, di Francesco Pasca ( iQdB Edizioni, Lecce 2018) tratta di una storia d'amore.

Oppure la storia d'amore è un pretesto per parlare, per scrivere di altre storie. Per esempio per scrivere di luoghi, per affrontare il tema del tempo, oppure quello del viaggio o del sacro. Per la verità, non è per il fatto che racconti di una storia d'amore che il libro ci suscita interesse. A volte le storie d'amore sono così banali, salvo per chi le vive, ovviamente. Ma questa non è  una storia banale. E non lo è per il modo in cui è scritta.

Dico subito che lo stile di questo testo non è facile, ma se lo fosse non ci procurerebbe alcun interesse. Non ci darebbe le emozioni che invece ci dà. La sua scrittura è particolarissima. Abbonda l’uso del participio passato, ma i verbi vengono utilizzati anche nella forma dell’infinito e questo non coniugarli, disancora la frase dalla realtà descrittiva, dando al significato un senso di incertezza e di assoluto. Gli aggettivi, poi, sono frequentemente usati come sostantivi. Sicché questo è un libro che chiede la partecipazione del lettore. Una partecipazione attiva, dal momento che il testo non è costruito per il lettore in-differente, che vuole dal libro significati precostituiti o verità a portata di mano.  Esso chiede che chi vi si addentri,  non faccia ricorso ai soliti canoni d’interpretazione, vuole apertura mentale, curiosità e disponibilità ad essere sorpresi.

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