contatto                    sei il visitatore n.    
  • della SINGLOSSIA
  • del COLORE
  • della SCRITTURA


G.C.Vanini

Categoria: libri Pubblicato: Domenica, 13 Febbraio 2011

Se un Sole è poco.

 

di Francesco Pasca

«… in fiamme
dal cielo, il capo a colpire ai blasfemi
e la tempesta tu non invocasti
che spazzasse le ceneri dei barbari
dalla patria lontano e dalla terra! ..»

(Friedrich Hölderlin, Vanini, 1798)

 

La sera del 9 febbraio, anniversario della morte di Giulio Cesare Vanini, a Taurisano, nella sua casa, del filosofo felice si è parlato, lo si è ricordato e si è rinnovato anche da parte di altri l’impegno per la filosofia, per questo strano animale propedeutico alla pianificazione del pensiero utile alla ragione. L’occasione è stata un corposo saggio edito da Bompiani per la collana “il pensiero occidentale” curato dal Prof. Francesco Paolo Raimondi e dal suo ex allievo dott. Mario Carparelli. Il libro: “Giulio Cesare Vanini – Tutte le opere”. Nella serata si sono avuti autorevoli interventi: dello stesso Prof. Raimondi, del Prof. Domenico Fazio, del Prof. Maurizio Nocera e del giovane studioso Mario Carparelli. Non starò qui a riferire i loro interventi, quel che è certo, è che il Vanini li ha accomunati in un percorso sicuramente complesso. Per me ascoltatore è stato un invito a nozze, ho letteralmente trangugiato con avidità i manicaretti che mi venivano offerti. La digestione è stata lenta e ragionata. Non ho qui con me il volume, non ho avuto l’opportunità di sfogliarlo, di apprezzarne la saggistica, mi riprometto di farlo. Sono qui a scrivere perché amo, come mio solito, dialogare e nel frattempo prendere, da lontano, il solito toro dalle corna.  Da lontano, è per la pericolosità dell’animale, e, per le conseguenze che ne potrebbero derivare.

Sì! Perché proprio di questo si tratta. L’argomento è improbabile che possa venir accettato da una controparte avversa alla ragione. Partiamo da una cosa certa, che il Vanini entra nell'ordine carmelitano assumendo il nome di fra' Gabriele, che si trasferisce a Padova per intraprendere gli studi di teologia presso quell'università e che a Venezia, dà corso alla polemica antipapale. Come dire, sempre dialogando: conoscere con chi si ha a che fare porta ai distinguo. Come il Vanini giungerà al rogo è sufficiente ricordare un altro rogo, quello di un altro frate di nome Giordano Bruno. Se non è sufficiente possiamo ricordare ancora Galileo Galilei, quest’ultimo recentemente “perdonato” da Papa Giovanni Paolo II. Come dire: la Chiesa “guarda in se stessa” con notevole ritardo e con il pregiudizio stranamente dettato della “sua certezza” invocando il “perdono” che sappiamo non essere l’accettazione di una ragione, ma di una fede oscurata dal peccato e che tale rimane. Ricordo un altro episodio dei tempi, quando un altro fatto fu “perdonato-accettato” dalla Chiesa nel lontano 408 d.C. sotto Innocenzo I, quando gli aruspici etruschi, nel trovarsi assediati con i romani sotto Alarico, “diedero” l’Arte di cui disponevano al Papa, promettendo che, a difendere la città, ci avrebbero pensato i fulmini caduti dal cielo e da loro invocati nonché soddisfatti dai loro Dei. Come dire: facciamo ammenda e “perdoniamo- consentiamo” quanto non è previsto dai canoni ufficiali e lasciamo, temporaneamente, credito ad altre credenza che resteranno, poi, comunque inaccettabili.

Ecco allora che, in una siffatta migrazione di un’idea, l’intervento di mediazione fra l’uomo e Dio è, e diventa anche la mia risposta. Potrebbe, cioè, esserne individuata la ragione in una descrizione accurata di una causa individuata. Potrebbe rendere più laica una religiosità?

Da qui il mio voler dire. Premessa alla quale nulla voglio omettere e, quindi, associare il detto di Sofocle:«Non nascondere nulla! Perché il tempo, che tutto vede e tutto ode, dispiega ogni cosa.»

Dunque, la possibilità di una Conoscenza ulteriore può essere data dal tempo e da una doppia luce, da una doppia certezza. Secondo il fisico Brad Carter della prestigiosa università del Queensland in Australia, il fenomeno da attendere e che potrebbe succedere a breve, nell'ormai inflazionato e pieno di catastrofi, il prossimo 2012, è l'esplosione di una delle stelle più brillanti del nostro cielo notturno. Visibile a occhio nudo è da sempre Betelgeuse, una supergigante rossa, uno dei vertici del Triangolo Invernale. È una bella stella, più grande, pensate, dell'orbita di Venere intorno al nostro sole e qualora fosse messa al suo posto lambirebbe la Terra. Come luminosità è di classe spettrale M1-2 Iab ed è considerata una binaria spettroscopica con un periodo di 2,06 anni. Betelgeuse avrebbe terminato il suo ciclo evolutivo e, quindi, si troverebbe in uno stato avanzato e prossimo al collasso energetico. L’episodio astronomico preventivato per qualunque stella massiccia sta per accadere nella costellazione di Orione ad una distanza molto vicina, relativamente vicina anche ad un’altra stella di colore diverso della prima. Quest’ultima  non è di colorazione rossa come quasi tutte le stelle dette massicce, ma bluastra. É Rigel, posta al di sotto della nota cintura ed è incastonata all'altezza del ginocchio sinistro di Orione. Per gli astronomi quella è  una supergigante estremamente calda e luminosa. Due stelle luminosissime ma differenti. La riprova della diversità è nell’uguaglianza apparente in cui si trova e in qualunque delle sue osservazioni.

Scrivevo tempo fa di un impatto su Giove, credo che di quell’impatto ormai più nulla continua a sapersi, l’unica cosa certa, e, da me allora descritta, lasciava supporre che di modificazioni più o meno sostanziali, nel nostro circoscritto angolo e in quel liquido amniotico chiamato galassia, potevano avvenirne tante e gli strani mutamenti non lasciavano alternative e non ci rimaneva che attendere i nuovi impatti e gli altrettanto nuovi fenomeni per poi descriverli come passaggi di comete, di eclissi, di trasformazioni e scoperte. Sebbene siamo ormai abituati ad avvicinamenti di corpi celesti dette congiunzioni, agli oscuramenti parziali o totali che definiamo eclissi, non potevamo certo immaginare che saremmo stati prossimi ad assistere, non ad un qualsiasi fenomeno, ma, bensì, ad un ulteriore luce che durerà per alcune settimane, certamente sarà straordinario in un ordinario probabile. L’esplosione di Betelgeuse trasformerà quel corpo celeste in supernova. Parlare di quanto può accadere sotto il profilo immediatamente a noi riconducibile non si può che andarlo a collocare in uno stadio di tipo emozionale e può essere riassunto in:Far riconoscere, all’evento, una funzione catartica, meglio purificatrice ed identificarlo nel segno dei tempi con l’insuccesso dell’uomo che stuzzica una divinità rendendola facilmente irritabile, da qui il passo inquisitivo è breve e può risolversi in una fiammata. Infatti, la Terra verrà illuminata e riscaldata da due Soli. La causa? L’abbiamo testè annunciata, sarà l'esplosione di un occhio che si trova a 640 anni luce dalla Terra e che collasserà ad una velocità di 5,10 mila chilometri al secondo. Poca cosa per un arco temporale così ristretto in un viaggio astronomico di dimensioni infinite o per meglio dire: né leggi umane o divine, né divieti altrettanto umani o divini possono soffocare, escludere, quel sì breve viaggio.

Per ritornare al Vanini e ricondurlo al mio tortuoso arzigogolo.

Proviamo ad ipotizzare. Se “Cesare” non fosse stato Ateo, ma aruspice.

«… Su quali dati l’astrologo per rivelare che l’astro di Giove o quello di Venere, in congiunzione con la Luna, favoriscono le nascite dei figli, mentre Saturno e Marte sono ad esse sfavorevoli? Perché la divinità dovrebbe mandarci i suoi avvertimenti quando dormiamo e non curarsi di noi quando siamo svegli?» (lo diceva Cicerone – della Divinazione, I, 85) Fu così che l’attentato al “nostro” Cesare avvenne come in quel 15 marzo dove i pugnali lampeggiarono come fiamme. Il primo di quei pugnale lo colpì nel collo, poi fu il secondo, il terzo … Il dittatore cadde trafitto ventitré volte. « Anche tu, figlio mio! » balbettò Cesare e Bruto conficcò la spada.  Il “dittatore” era morto.

Il suo nome:   Giulio Cesare,  se preferite chiamatelo “Giulio Cesare Vanini” (Lucilio)

Età:  56 anni, se preferite Età: 34 anni

Professione:   Dittatore a vita dell'impero romano, se preferite Professione: filosofo felice.

Anno della morte:  44 a.C. se preferite Tolosa, 9 febbraio 1619.

Gli attentatori: sessanta congiurati, sotto la guida dei repub­blicani Bruto e Cassio.

Gli attentatori di Vanini: La religione che non fu Ragione

Un uomo amico di “Cesare” con­siderava anche gli oracoli e le religioni con scetticismo.

Maurizio Nocera mi ha detto che possono esserci due soli e che questi hanno luogo in un nome:“il giardino dei Gentili”. Non mi vede perfettamente allineato con quest’idea, ma mi incuriosisce ed attendo. Trasformare sulla Terra la notte in giorno è dare l'illusione che nel cielo vi siano due Soli, ma Betelgeuse parrebbe più un nome demoniaco ed il suo nome deriverebbe dall'arabo “Yad al-Jawzā” letteralmente "la mano di al-Jawzā, del Gigante corrotto.

In epoca medievale è divenuto Bad al-Jawzā, assumendo il significato attuale di "l'ascella" o "la spalla del Gigante". Personalmente non vorrei essere né covato, né protetto da nessuna ascella, nè stare sulla spalle di alcun gigante, l’aruspice me lo ha consigliato nell’attesa di quell’esplosione. Vanini diceva di non credere né in Dio né nel demonio,  Preferiva semplicemente e ragionevolmente un mondo Ateo.

E, se un Sole non bastasse, …

Visite: 3896
Copyright(C)2014    franceSKOPASca