All’uomo per dare luogo alla parola occorse generare l’idea, l’atto creativo da far diventare risultato accompagnato dal “gioco†sottile delle alternanze fra vocali e consonanti, fra pause e accenti, fra respiri di parole lunghi e corti.
Per raccontarvi cosa avvenne in quell’origine andrò indietro nel Tempo e, raccontando quel che accadde a me uomo. Disegnerò quanto è, e verrà definito, in: “Cosmogonia della parolaâ€.
Così ebbe, tutto, ad iniziare.
Nel Luogo più improbabile dell’UNI-VERSO, lì, stazionava Thea, Madre di tutte le Cose e Parole, predisposta a danzare per me uomo sull’Oceano Primordiale.
La Bella Signora iniziò a danzare,  a farlo nell’impazienza fra cielo e terra e fra terra e mare. Thea girava, girava e in quel Luogo ebbe a crearsi un imbuto di vento, un filo contorto di segno poi divenuto, col tempo, un grosso spago, colmo, intrecciato dai tanti fili colorati, era arricciato, tessuto su se stesso.
Quel groviglio di filo andò a raccogliere quanto vi era intorno sparso, disordinatamente, e, altrettanto disordine ebbe a moltiplicarsi, a prendere strana forma di vento.
Tutto accadeva lì, proprio lì, in quell’intorno di fili.
Le svariate povere cose con brandelli di segni, già dal nulla sortiti, iniziarono a prender forma, suono, e s’andarono aggrumando prima, separandosi poi nel diversificarsi. Thea faceva tutto questo per me uomo e nel silenzio di quel grande frastuono. Così è che, danzando, creò per me il mondo, e, nel distribuire poi gli elementi e nel concedere a me uomo le sue regole, unì il suo disordine e quel tutto in uno stretto legame.
in una scatola scritta non è da escludere di trovarvi il non significato per l'incanto di un "non comprendiamo", ma vi è qualcosa di più: è come dirigere la manovra di un'escavatrice, manovrare il suo congegno utilizzando un sonetto del Petrarca.
(da il Gesto-Giano:idea di fili senza spessore edito da Lupo)
Molti credono che l’oggi non è il ricordo di ieri e che domani potrà essere quello dell’ogÂgi. Nasce così, per quei molti, l’idea del che serve applicarsi, sforzarsi, provare e non distrarsi. Pensano: “Si vuol forse ridurre il tempo ad essere immobile?â€. Per Fiato, un oggi è già il passato, e, del suo fare, vuol parlare con quell’oggi. Tutto queÂsto può indicargli lo zoppo che indietreggia. Questo è il suo impossibile. [...]
Il Sonno porta in ambienti già perÂcorsi, in libri già letti, in immagini già pronunÂciate coi loro segni e colori. Con il sonno ritorna l’immagine della dimenticanza, di un passato creduto mai trascorso. I rifugi sono quelli di un te, bambino, e si delineano tra le righe di una pagina su cui si scrive-scriverà .
Si vedono, scorrono sulle pareti dello showroom di Limoni in via XXV luglio a Lecce, sono gli organizzati volumi dalla sapiente collocazione lumistico-visiva di AERREKAPPA s.r.l. di Cristina Caiulo e Beatrice Bambi, sono altresì i nodi salomonici che si incrociano su assi cartesiani singlottici nelle soluzioni immaginarie della “scienza†di Francesco Pasca, vero maestro e padrone del linguaggio faustrollico. In essa scienza, è una delle possibili soluzioni che la mente arguta sa trovare nei labirinti in cui altri già si son persi, si perderebbero. Solo i maestri della fantasia e i predisposti, i loro allievi dell’i(m)mag(i/o)nazione del linguaggio, potranno incamminarsi e trovare.
I luoghi delle rappresentazioni sono le tele disposte in un magico quadrato di 4x4 elementi. Il numero è il labirinto dell’intelletto e la patafisica ne è il filo d’Arianna conduttore a cui aggrapparsi per coglierne la magia dell’enigma. Per Pasca è viaggio iniziatico e lo diventa per qualunque profano dell’arte. Lo diventa ed è anche, direi, per l’esperto e attento osservatore, per chi ha voglia di immergersi in quel viaggio che è l’identico già iniziato dal dott. Faustroll e da chi percorreva Parigi nel lontano 1898. È il rinnovato e l’identico compiuto dal maestro Pasca a Otranto. Per entrare nelle segrete stanze della mente, non basta però solo osservare le tele del Pasca, occorre anche ascoltarlo narrare il suo viaggio tra metafisica e patafisica e lasciarsi condurre, perdersi, nelle combinazioni numeriche che costruiscono la trama del vissuto della Storia narrata.
Stigmate (nella foto un particolare dell'opera di Lucio Conversano)
Diario dell’esperienza figurativa di un Golgota.
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di Francesco Pasca
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In un’epoca dalla messaggeria di un prodotto della stessa, col messaggio sul mio cellulare si pronunciò un’immagine scritta: â€ti aspetto questa sera alle 20 del 25 aprile presso Edicoladinotte a San Donato, largo chiesa, ritrovo a chiusura dell’esposizione STIGMATEâ€, firmato, Lucio Conversano. Da frequentatore di un altro luogo di messaggerie, facebook, avevo dapprima distrattamente, poi con interesse seguito quell’evento. Me ne interessavo silenziosamente per il mio stretto personale, per l’affinità di un lavoro che conducevo, per la scrittura di un Golgota. Quell’invito quindi mi soggiogava. Sapevo che, dietro tutto questo, vi era anche la mano del mio amico Maurizio Nocera al quale avevo dato da leggere proprio quel mio manoscritto sul Golgota. Quell’evento, pertanto, ancor più mi incuriosiva. Ma, la sera del 25 aprile mi abbandonai alla scrittura, pensai al mio racconto e, sebbene fosse vivo l’interesse per quell’evento, me ne dimenticai, non ebbi l’imminente di quel che non andava rimosso. In quel 25 aprile l’orario era già tardo e fui ancora una volta “svegliato†dal mio cellulare, non più muto. Quel suono mi scosse con: «come mai non sei qui, non sei al ritrovo, a largo chiesa di San Donato? Come mai non sei a ricevere anche tu le tue stigmate?» Fu il tempo di un ricordare ed ero già ai piedi della croce.