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Elogio della memoria

Categoria: arte
Pubblicato: Venerdì, 06 Maggio 2016
Scritto da Super User

Elogio della memoria

Ovvero diario minimo

 

di Francesco Pasca

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Per mia natura e per dir di memoria, asseconderò “lo scarto dalla norma”, non seguirò l’ordine in una o più frammenti di ricordo, gironzolare nell’intorno m’è più consono.

M’accingo a perseguire o riprodurre o a elogiare il ritroso che non sarà solo esercizio di memoria, lo diventerà soprattutto per far ordine ad una ricerca in affanno, anche per gli anni a venire e per emergere dalle tante cianfrusaglie di una vita trascorsa o ancora da trascorrere.

Fatta la premessa e, siccome di “treno dei desideri” si tratta, nell’ ancor più, oggi, ho occasione per elogiare solo una parte di memoria e di cose “scritte” in poesia.

L’immagine di una memoria è stata subito dapprima carpita e s’è ancorata, poi, nell’ancor più del convintamente. Ho colto a volo lo “scartamento ridotto” di binari semantici per far correre le mie tradotte vacillanti, in parole.

Scovo, tiro dal marsupio di Eta Beta, l’acciaio futurista e i freddi solchi rovesci e mi accingo alla ulteriore deviazione in accortezza del non imboccare per un binario morto o per ponti costruiti per le nuove Cassandre.

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Una [D] che non è [R]

Categoria: arte
Pubblicato: Domenica, 21 Giugno 2015
Scritto da Super User

La bella Domanda.
Ovvero il criterio che garantirebbe l’oggettività per una risposta in una D che non è R


di Francesco Pasca

Capita! Ma, a bomba, come rispondere a: Cosa occorre ad un artista per dare inizio ad una esperienza estetica? Oppure. Perché scrivi? Ancora. Cosa è il dare per esprimere o come si deve scrivere? Ciliegina? Per chi componi o a chi scrivi? Poi, in un massimo di godimento, la domanda che surclassa le altre: perché(?)

Forse perché gli idioti ti inseguono e da sempre e con le idiote domande?!

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L(isa)

Categoria: arte
Pubblicato: Sabato, 17 Gennaio 2015
Scritto da Super User

[L]-ISA

Appunti per viaggio. Con il viandante e i suoi colori

di Antonio Errico

… poi c’è la narrazione

Impulso. Affetto. Evocazione. Tracciati della Storia e tracciati di memoria. Percorsi psicologici e percorsi di ricerca che si intrecciano e vanno verso una scrittura che si compone di specularità, di stratificazioni, di un linguaggio figurale che annoda i piani dell’elaborazione psichica e di quella estetica.

E’ complesso, questo libro di Francesco Pasca: forse il più complesso fra i suoi libri. Lo ha tessuto con teorie e con forme espressive molteplici. Il lettore non tenti processi di interpretazione lineari. Si prepari da subito ai sentieri impervi, a ritornare spesso sui propri passi, a rintracciare nessi che scorrono sotterranei, a scandagliare la profondità dei concetti, a decifrare enigmi, a tentare di sbrogliare le trame, di sciogliere allusioni, riferimenti cifrati. All’interno di un accurato equilibrio formale, Pasca elabora un’oscillazione fra tempo presente e tempo passato, una dialettica tra l’oggetto e il soggetto della Storia, tra il senso che scorre sotterraneo e quello che si manifesta. Mi sembra che in questo libro tanto la parola in sé quanto la frase nella sua struttura, si carichino di una valenza simbolica di tempi, luoghi, fenomeni.

La dinamica testuale si configura come mimesi della dinamica temporale: il linguaggio si tende non tanto verso una rappresentazione del tempo quanto verso una coincidenza con il tempo. Pur nella consapevolezza dell’impossibilità, aspira ad assorbire le dimensioni temporali ed a farsene espressione autentica, scartando ogni mediazione operata attraverso la finzione. Si tratta di un processo di sperimentazione che probabilmente si fonda su teorie artistiche e su pensieri filosofici che Pasca indaga e scandaglia da anni, e che in questo lavoro assumono la valenza di sostrato culturale e concettuale, ma anche, direi, di essenza originaria della scrittura. Il racconto costituisce la testimonianza che gli accadimenti della Storia continuano a propagare i loro effetti sulle nostre visioni e sulle nostre interpretazioni del mondo. C’è un viaggio “per i tratturi della Storia”, in questo libro, un “ascoltare il colore nei segni voluti dalla Storia”, un ritornare a viverla, una tensione a fondere la Storia “con il nuovo e il diverso, anche attraverso l’indifferente e l’improbabile”. Il pensiero, la Storia, il linguaggio si protendono verso una simbiosi armonica per diventare spirito e corpo del testo, per cui il soggetto che narra si ritrova contemporaneamente coinvolto nelle tre dimensioni – il pensiero, la Storia, il linguaggio – e diventa il nucleo in cui esse si ricongiungono e si rigenerano. Poi c’è la narrazione. La narrazione, in questo testo, ha la funzione di servire il pensiero, la Storia e il linguaggio.

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